Si può fare il barbecue sul balcone? Ecco quando è vietato e cosa rischi
pubblicato il 29 marzo 2024 alle ore 15:00
Con l'arrivo delle belle giornate starai pensando di organizzare delle grigliate sul tuo balcone o nel giardino del tuo condominio. Ma è sempre consentito o i tuoi vicini hanno il diritto di lamentarsi? Lucrezia e Arianna ti spiegano cosa dice la legge a riguardo
Non c’è una legge che vieta di fare un barbecue sul balcone, a meno che non sia una clausola che troviamo nel regolamento condominiale.
Lo dice anche l'articolo 844 del Codice civile.
Dipende però dalla frequenza e dalle quantità di fumo o di forti odori prodotti, insomma dipende dalla tollerabilità del vicino.
Ma se la tollerabilità è una cosa soggettiva, come capire se ho superato il limite?
Anche se la legge non ci dà dei parametri precisi, la Cassazione ha chiarito che non servono per forza degli accertamenti tecnici: può bastare la testimonianza di chi ha assistito alle emissioni, magari anche fotografandole.
Prima di tutto devo leggere il regolamento condominiale: se nel mio palazzo è vietato fare i barbecue oppure è possibile farli ma entro certi limiti, il trasgressore rischia una multa fino a € 200 e, se c’è recidiva, fino a 800!
Se il regolamento condominiale non dice nulla, la prima opzione è cercare un confronto civile con il vicino. Se non si arriva ad un accordo, bisognerà rivolgersi ad un avvocato e far valere davanti al giudice la propria pretesa (e cioè che i fumi del barbecue sono stati eccessivi), allegando anche le foto che dicevamo prima
Il giudice dovrà valutare se la normale tollerabilità è stata superata oppure no.
In alcune città ci sono delle ordinanze che vietano i barbecue in certi periodi, perché la combustione della carbonella è inquinante e si aggiunge alle emissioni delle automobili! Quindi il giudice dovrà, ad esempio, accertare se il barbecue sia avvenuto o meno nel periodo vietato.
Se la normale tollerabilità è superata e il fumo o gli odori non solo sono insopportabili ma si ripetono tante volte nel tempo, oltre all’azione civile la vittima può anche sporgere denuncia.
Infatti può scattare il reato di "getto pericoloso di cose" che può costare l’arresto fino a 1 mese o l’ammenda fino a 206 euro, come ci dice l’art. 674 del Codice Penale.
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Non c’è una legge che vieta di fare un barbecue sul balcone, a meno che non sia una clausola che troviamo nel regolamento condominiale.
Lo dice anche l'articolo 844 del Codice civile.
Dipende però dalla frequenza e dalle quantità di fumo o di forti odori prodotti, insomma dipende dalla tollerabilità del vicino.
Ma se la tollerabilità è una cosa soggettiva, come capire se ho superato il limite?
Anche se la legge non ci dà dei parametri precisi, la Cassazione ha chiarito che non servono per forza degli accertamenti tecnici: può bastare la testimonianza di chi ha assistito alle emissioni, magari anche fotografandole.
Prima di tutto devo leggere il regolamento condominiale: se nel mio palazzo è vietato fare i barbecue oppure è possibile farli ma entro certi limiti, il trasgressore rischia una multa fino a € 200 e, se c’è recidiva, fino a 800!
Se il regolamento condominiale non dice nulla, la prima opzione è cercare un confronto civile con il vicino. Se non si arriva ad un accordo, bisognerà rivolgersi ad un avvocato e far valere davanti al giudice la propria pretesa (e cioè che i fumi del barbecue sono stati eccessivi), allegando anche le foto che dicevamo prima
Il giudice dovrà valutare se la normale tollerabilità è stata superata oppure no.
In alcune città ci sono delle ordinanze che vietano i barbecue in certi periodi, perché la combustione della carbonella è inquinante e si aggiunge alle emissioni delle automobili! Quindi il giudice dovrà, ad esempio, accertare se il barbecue sia avvenuto o meno nel periodo vietato.
Se la normale tollerabilità è superata e il fumo o gli odori non solo sono insopportabili ma si ripetono tante volte nel tempo, oltre all’azione civile la vittima può anche sporgere denuncia.
Infatti può scattare il reato di "getto pericoloso di cose" che può costare l’arresto fino a 1 mese o l’ammenda fino a 206 euro, come ci dice l’art. 674 del Codice Penale.
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